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Il tempo non trascorre invano

IL TEMPO

IL tempo non trascorre invano.
È un vento triste, my love,
che spazza ogni piccola cosa:
ogni piccolo amore,
ogni piccolo dolore.

Le grandi cose invece le lascia,
ce le lascia conficcate nel cuore
come un grave peso;
non le spazza,
maledetto tempo!
ce le preme più dentro
come una croce.

 

* * *

 

ALLA MIA TERRA

ME ne vado per i campi
dove c'è il bosco di querce
da un lato, e dall'altro
la voce del mare.
Le fronde dell'alloro
stormiscono al vento che doma
le cime svettanti dei pini,
e i rametti degli ulivi
s'umiliano ai piedi dell'olmo
che ondeggia superbo, appena.
Ma la mia patria vera,
è su questo quadrato di terra
da tutti abbandonato,
dove mormora un vento di ninnananne
non mai dimenticate
nelle notte estasiate di primavera.
Questa è la mia patria,
la mia povera terra
così assetata
che nessuno più la cura,
dove il frumento per l'arsura
si china nei solchi disanimato,
e nelle notti di maggio
i grilli cantano inascoltati
nelle desolate fenditure
dei torrioni corrosi,
negli antri rugiadosi delle verdure.
E nelle crepe di roccia
i ragni tessono senza posa
la filigrana del tempo.
Questo è l'eterno silenzio
denso di rumori che nessuno ascolta,
la quiete febbrile, animata
di parole arcane;
bisbigli del vento
fra i picchi delle scogliere.
Questa è la mia terra
che tra le mani a clessidra
lentamente mi scorre
con lo stesso ritmo del sangue
che palpita nelle mie vene.

 

* * *

 

ALLA «GROTTA DELLA POESIA» DI ROCA VECCHIA

SE mi siedo sul ciglio
di questa voragine
scavata nei sassi,
Se m'affaccio a guardare
nel piccolo specchio d'acqua
del fondo,
e mi metto ad ascoltare
il tonfo del mare,
e sento tra le dita
la grana antica di questa terra,
comprendo che siamo
rimasti noi soli
e i pallidi voli
di qualche gabbiano.
Antica «Poesia»,
poesia dimenticata,
la tua voce rimane inascoltata
come la mia.
Mi calo nel tuo fondo
e canto,
tanto
non ci ascolta nessuno,
perché diciamo le stesse cose,
perché abbiamo la stessa voce
antica e triste del passato.

 

* * *

 

ADDIO

ADDIO, ripetuto
dall'alba del mondo
con palpiti e toni diversi.

Addii di parole
ma sempre sussurri
d'un solo commiato.

C'è sempre nel volto
di chi si è incontrato
quest'ansia che mi trema nel cuore.

C'è sempre nel cuore
di chi mi saluta
il pianto di un sogno spezzato.

E un po' della vita
o tutta la vita
rimane, tra un bacio o un saluto.

E a volte è l'anima stessa,
che trema, nel dare l'addio,
nella stretta disperata
di due povere... gelide mani.

 

* * *

 

L'OMBRA

TU venivi con me
sulla strada polverosa,
senza avere una meta,
senza avere un confine.
Mi dormivi accanto
lungo la riva dei fiumi
e al mattino mi destavi
con l'ardore del tuo canto.
Ti fermavi anche tu
all'ombra dei vecchi rami,
sul ciglione polveroso,
con rassegnata dolcezza.
Ti sedevi al mio fuoco
nelle notti senza luna,
bisbigliandomi piano
le parole più dolci.
Mi seguivi ovunque
mentre folle vedevo
brillare le stelle
attraverso il tuo petto...
Eri un'ombra vana,
compagna del mio destino,
che chiamava il mio cuore
col suo tragico pianto,
...che veniva con me,
al calore del mio fuoco,
nelle notti senza luna,
randagia al mio fianco...

 

* * *

 

DOLORE

HO ripreso la mia strada,
con poche povere cose,
quelle poche, le sole,
le sole che siano rimaste!
Ma forse è soltanto illusione
che sia rimasto qualcosa,
io so di non aver più nulla,
nulla fuorché il dolore.
Ed egli è il solo compagno
che può soffrire il mio pianto,
che mi rimanga accanto
nei cupi silenzi del cuore.
...Noi ce ne andremo lontano
perché nessuno ci veda
per soffocare nel nulla
il nostro anelito immenso!

 

* * *

 

FINE

PERCHÉ è finito?
Nascono i fiori e sorridono
al sole che splende.
Poi una nube passa
e passano anche i fiori.
Perché muoiono i fiori?
Nasce la dolcezza
d'un sospirato sorriso,
poi una nube passa
e anche il sorriso muore...
Finirà, anima mia,
anche il tuo canto smanioso
di sconfinate altezze
com'è finita la canzone
che s'è spenta lungo la via.
Perché svanisce ogni cosa
che tu vedi e senti.
Solo ciò che non vedi
non svanirà mai,
perché appunto,
o anima mia,
non esiste!

 

* * *

 

NOI

LA primavera sospira
sui petali odorosi
come un soffio o una carezza
che si perde nel cielo.
Son tornate ancora
le immagini care
per il nostro cuore
che aveva sofferto.
...La terra odorava di muschio
e noi ci chinammo
su quella terra
per cogliere un fiore.
L'amore, come la primavera,
come in un soffio
ci passò accanto.
Noi cercammo i tuoi capelli
biondi come il sole,
cercammo la tua bocca,
cercammo le tue mani.
Volevamo te... che non torni mai.

Tornerà invece l'autunno,
e noi premeremo le mani sul petto,
per soffocare i battiti folli del cuore,
per non vedere
il dondolio delle foglie
che si disperdono lente.
Per non sentire
la disperata giovinezza
all'ombra delle cose.
Poi, vivremo anche noi
perché ci basta tanto poco...
un mantello per dormire,
un braccio per difenderci,
un sorriso per sfidare
la solitudine e il tempo!

 

* * *

 

COME PENSARE

COME pensare alla vita
se della morte sono
ormai parte viva
e il desiderio di lei
mi serpeggia nelle vene
ed arde
il mio corpo assetato?
Come pensare alla gioia
se dalla pena sono
sommersa ormai?
Come pensare all'amore
se dell'amore io sono
la più vinta,
la più disfatta,
la più straziata creatura?

 

* * *

 

LA MIA LIBERTÀ

IO me ne vado sicura
pure se tendo altrove
ma c'è la mia volonta
che guida e indirizza i miei passi.
E resta incompiuta ogni cosa
che la mia volontà non voglia,
ogni azione che vorrei fare
e non potrò compiere mai.
Così, tra una rinuncia e l'altra,
ho dato un mio volto al destino
la mia volontà ch'è più forte
ha avuto ragione del tempo.
Pure, c'è una cosa che posso
sentire a mio piacimento
nel fondo segreto del cuore
io posso amarti, o my love.
Ma tu non ascolti nulla
e sei tu che allora comandi
su quest'unica cosa libera.
o dolorosa libertà del mio cuore!

 

* * *

 

I PASSANTI

NULLA ho da dire
al vento che impazza
o al suo respiro rotto
da mille singhiozzi fiochi.
Nulla ho da dire
alla pioggia che cade
e passa in un giorno
con la mia tristezza.
Nulla ho da dire
al tempo che passa,
alla sua fuga smaniosa.
Ma all'amore che cova
dentro di me
«perché non passi?»
questo ho da dire...

 

* * *

 

TEMPESTA

NON senti
il grido del gabbiano,
le lugubri strida della civetta?
Non senti
la voce straziata del mare
che sconvolge gli scogli,
l'ululato dei lupi
erranti sopra le nevi?
Una finestra sbatte nella bufera
con cigolio lamentoso,
e l'acqua scrosciante irrompe
dall'uscio abbandonato.
La luna fugge
in mezzo a banchi di nubi.
La natura soffre,
e il suo grido è il mio grido,
un grido folle che va a Dio, oltre Dio:
«Chi mi ha ferito, chi?»

 

* * *

 

L'IMMAGINE

NON so perché talvolta
io mi sorprenda a pensare,
e rivedo affiorare
alla superficie dei miei sogni
la tua immagine strana...
la tua fronte bianca,
il languore stanco
dei tuoi occhi pensosi.
E svelarmi vorrei
il mistero di quello sguardo
così costantemente assente,
così perdutamente lontano.
Poi, nello sforzo vano,
languidamente m'acquieto,
e il fascinoso incanto
dolcemente continua...

 

* * *

 

LA MIA STRADA

IO mi trascino invano,
in mezzo alla gente ch'è muta,
in mezzo a gente che guarda
spietatamente lontano.
E se talvolta qualcuno
mi guarda passandomi accanto
ha la stessa luce disperata
ch'è in fondo all'anima stanca.
Stanca come un randagio
che cerca un posto solitario,
nell'agghiacciante solitudine
di quest'orribile strada.

 

* * *

 

HO ABBANDONATO

HO abbandonato me stessa
in non so quale luogo
dimenticato.
Ho lasciato il mio spirito
nella nebbia,
naufragando nel delirio
dei miei pensieri.
Lasciatemi andare,
non vi avvicinate,
non mi urtate,
non mi sfiorate,
lasciate che io mi perda in fondo alla via.
Abbiate pietà di me.
Ma non capite dunque?
...io sono pazza!!...

 

* * *

 

IO SONO SOLA

IO sono sola
come qualcosa ch'è nulla,
nulla ed insieme ogni cosa,
nulla e tutto,
perché sono il dolore.
L'immenso dolore del mondo
sta nelle mie vene,
confuso col mio sangue,
confuso al «mio dolore».

 

* * *

 

INVOCAZIONE

CRISTO, io lo so,
tu fosti vicino
a tutte le tristi creature.
Ma di tante una sola,
una sola forse,
hai crudelmente dimenticato.
Crudelmente che tanto
non lasceresti morire
neppure la più misera
di tutto il Creato.
Perché è triste, comprendi?
trovarsi così soli,
in un'eterna notte,
senza una luce d'amore.
Lascia che almeno tu
ci dia questa illusione,
l'illusione vana d'un fonte
in cui l'arsura dell'anima,
in cui lo strazio,
s'acquieti!

 

* * *

 

L'ATTESA

IO attendo ogni sera
che la luna spunti.
L'attendo come un'amante fedele,
per bearmi
della sua luce fioca,
per illudermi
che vi sia pure qualcosa
oltre la vita,
oltre l'amore,
che devo attendere ancora.

 

* * *

 

LA MIA SETE

PER cercarmi una fonte
fra cento
mi sono perduta
e ho bevuto a sorsate
dell'acqua impura.
Ora è rimasta una fonte,
dacché la sete s'è spenta,
che stillicidia lenta
dentro di me.

 

* * *

 

CECITÀ

NOI brancoliamo nel buio
umanità che mareggia,
un'ondata incosciente
che s'infrange di desideri.
E piovono lacrime infinite
per ogni onda che si dissolve
spumeggiando al di là
d'ogni scogliera incompresa.
Mai una luce brilla
in questa notte senza fine,
mai una mano si tende
verso i nostri volti protesi.
Lasciateci morire dunque,
nudi e stanchi come siamo,
non andremo mai troppo lontano
in quest'oceano di nebbia.

 

* * *

 

CHE IMPORTA?...

IO guardo sfilare
le cose del mondo
ad una ad una,
e penso che in fondo
se il tempo passa
che importa?
Io resto sempre
legata a me stessa
anche se il pero
davanti alla finestra
ha cambiato tutte le foglie
e un altr'autunno
è passato.
Io resto sempre
legata a Rina
ch'è ancora capace
di sognare, di cantare,
di raccogliere in versi
la sua pena
per fartene un dono
o natura!

 

* * *

 

IO E DIO

OGNI volta che io dico
il primo sì alla gioia
Lui m'appare.

Ogni volta che io grido
l'ultimo no al dolore
Lui m'appare.

O come puoi,
anima mia,
piangere d'essere sola?

 

* * *

 

POESIA PER UN EMIGRANTE

MOLTE stelle nel cielo.
Tremolio di lumi che ondeggiano
sull'acque stanche del molo.
Tramestio di catene:
lenta e grave
un'ancora sale dal fondo.
C'è un'ombra sulla banchina,
una cosa piccolina, tutta scura,
che piange,
man mano che l'ancora sale
e il rullio del motore incalza
sordo e cupo.
L'ombra sulla banchina
si fa ancora più piccina,
poi si stacca e sale
sulla nave immensa.
A bordo
qualcuno canta.
Alla ringhiera
l'ombra s'affaccia e tace
fissando qualcosa
che non vede più.

 

* * *

 

AL BIMBO NATO MORTO

NEPPURE una tomba
t'hanno dato
dove mi possa gettare
a piangere tutta sola.
Neppure una tomba,
come se neppure
tu fossi nato?
Chi dice che non sei nato, figliuolo?
Sei nato non ora,
ma allora, in una tiepida notte d'agosto,
la prima volta che ti pensai,
e passò come un tenue
bisbiglio fra i rami,
e i fiori s'apersero appena,
e il luccichio delle stelle
divenne tremulo d'ansietà.
Sei nato
nel primo trasalimento
del mio sguardo trasfigurato,
nel primo sorriso,
nel primo trepido amore,
nel primo pallore
del mio viso.
E sei nato al tempo di primavera,
che la natura colma
esplode di tinte vermiglie,
e il cuore, e il mio sangue colmi
io m'ero di te, di te!
Neppure uno sguardo
m'hai dato, figliuolo?
Vederli i tuoi occhi,
sentirlo il tepore delle tue mani
come una tenue conchiglia di seta
sfiorarmi le gote.
...Neppure...
E quest'amore immenso,
quest'infinita tenerezza
questa tremenda dolcezza
a chi darli, a chi darli?
Chi spegnerà questo fuoco
che avido brucia
nel petto?
. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Un sogno è rimasto sospeso
come ai bordi dell'infinito,
ma il suo peso
è nel cuore,
e il suo grido
m'invoca
perdutamente.

 

* * *

 

NEVI DI MARZO

A Marzo,
s'incamminano i verdi
sambuchi lungo la proda,
e sfioccano, i dolci tepori,
le nuvole bianche nel cielo.
In liquide trasparenze
s'attardano uguali
i pennacchi di fumo
sui casolari.
Addormentate sulle alture
biancheggiano le nevi di Marzo.
Franano silenziose
lungo i deserti pensdii,
sui teneri arbusti
bisbigliano appena,
poi gorgheggia la piena
dei rivoletti in fuga
nell'intricato fondale
giunge inatteso squillo
di vorticosi raduni.
L'acqua prorompe impetuosa,
turbina e si distende.
Nell'aria, acuto odore
di pini che traversano il letto.
Le greggi imbizzarrite
rotolano sui sassi.
La timida cerva
torna a specchiarsi nel fiume.

 

* * *

 

SASENO

SASENO,
vederti spuntare sul mare
come un fascio di fiori
abbandonati sull'onde,
con i gabbiani
e gli aironi
che ti volteggiano intorno.
Gli stessi che ci accompagnarono
durante il viaggio,
mescolando le grida
al sordo rullio della nave.
Saseno,
con la Voiussa che giunge
con i suoi flutti melmosi
a lambirti umilmente le rive.
Fu qui che, stordia
dal profumo di troppe ginestre,
mi sentii, (prima volta!), poeta!
Vita semplice e cara,
il sole che sorge a fior d'acqua
dal cielo, dal mare, chissà?
la brina sulle foglie d'acacia,
la nebbia che avvolge le cime,
o le cime delle montagne
che non rividi più!
A sera ascoltare il canto
di marinai napoletani
che muoiono di nostalgia
a ridosso delle caserme.
Saseno,
col piccolo cimitero
sepolto nella vallata,
con le croci tutte bianche
tra i rami di gaggia.
Mio povero stanco cuore,
a Saseno,
non torneremo più.
Se dovessimo ritrovare
una sola pietra rimossa
ci cadrebbe dal cuore
anche questa illusione.